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Notizie Acli

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Ritorno all'aperto

Scritto da Manuela Abbate. Postato in Notizie Acli

Non ricordo negli ultimi anni una primavera così bella. Mentre il mondo deve affrontare una emergenza mai conosciuta prima. Pensiamo alla fase due come ad una lenta risurrezione dal trauma. La nostra fantasia vorrebbe tagliare finalmente i ponti con l'orrore, dimenticare l’incubo, ricominciare, pensare l’inizio come un ricupero del mondo com’era prima del virus, la sua guarigione come una restitutio ad integrum. Ma questa è, appunto, solo una fantasia infantile e fatalmente regressiva che vorrebbe sopprimere l'asperità della terra di mezzo: il disastro non è infatti alle nostre spalle perché vi siamo e vi saremo ancora tutti immersi per molto tempo. Il tempo critico e doloroso del trauma non è finito ma, anzi, condizionerà pesantemente il nostro avvenire. Sicché la riapertura (fase 2) non è la semplice antitesi della tesi della chiusura (fase 1), per la semplice ragione che l’intrusione del virus nelle nostre vite non si è esaurita. Il ritorno all’aperto, come stiamo sperimentando in modo più o meno perturbante in questi giorni, non segna affatto un taglio netto con il trauma che abbiamo vissuto, ma ci confronta con una sua nuova versione. Uscire di nuovo non coincide con l'uscire dal pericolo, ma con l’entrare in esso in una relazione differente. Questo significa che la ripartenza non è una regressione a com'era prima, ma implica necessariamente un nuovo traumatismo. Siamo obbligati ad un’operazione difficile, anche emotivamente e psicologicamente, di integrazione. La sicurezza del confinamento deve lasciare il posto ad una inedita convivenza forzata con il virus. Riapriamo perché è necessario per evitare che il nostro Paese finisca in una disperata terapia intensiva, ma riapriamo nell'inevitabile alterazione delle nostre abitudini. Con un ulteriore problema: la transizione che caratterizza questa fase non può essere pensata come un percorso già tracciato, definito con chiarezza, ma solo come una necessità. Nessuno può dire con certezza quello che accadrà; gli stessi esperti mostrano che la loro cultura rivela i propri limiti dove inizia quella della responsabilità individuale e collettiva che è e sarà la vera protagonista di questa strana convivenza. Lo psicoanalista Bion parla di “cambiamento catastrofico” per descrivere un tempo di riassestamento dell’organizzazione psichica di fronte ad uno scenario impensato. È necessario abitare il tempo dell’incertezza e della paura per trovare un varco nell’incertezza e nella paura. È necessaria la capacità di sostare di fronte all’indefinito senza precipitarsi a trovare soluzioni improvvisate che potrebbero rivelarsi più dannose del male che intendono curare. In questo contesto di precarietà però un punto mi pare certo: alla potenza inimmaginabile del trauma che ha devastato le nostre vite, bisogna rispondere con una potenza reattiva altrettanto inimmaginabile. Questo significa che la de-burocratizzazione non deve essere solo una misura tecnica necessaria per snellire il funzionamento delle nostre istituzioni, ma deve coincidere con l'acquisizione di una postura mentale inedita che ci consenta davvero di distinguere l'essenziale dall'inessenziale. Dovremmo forse guardare al pensiero artistico per imparare a stare all'aperto in una condizione di incertezza e precarietà, senza rinunciare alla creatività, all’invenzione, all’immaginazione? La politica per prima: non si pieghi alla scienza, come accadde in passato con la magistratura o l'economia, ma sia capace di invenzione, di pensieri grandi, di parole all'altezza del dramma che stiamo vivendo. Impari dall’arte a trasformare le ferite in poesia, a rispondere al trauma con la generazione di forme di esistenza nuove. Se ci deve essere riapertura è la politica che dovrebbe dare l’esempio di come inaugurare una stagione inedita nella quale il cambiamento non sia vissuto come un pericolo dell'ordine costituito, ma come una grande possibilità. È la partita che sta stringendo l’Europa all'angolo: la sua esistenza si rivelerà solo burocratica o saprà dare prova della sua forza e del suo coraggio? L’occasione che le nostre istituzioni hanno è storica: ricuperare la loro dignità mostrandosi in grado di farsi umane, commoventi, misteriose e poetiche, come direbbe Pasolini, oppure naufragare in un mare di carta.

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Bene la cassa integrazione, serve più coraggio su famiglie, terzo settore e futuro

Scritto da Manuela Abbate. Postato in Notizie Acli

“Il Decreto Rilancio approvato dal Consiglio dei Ministri è positivo per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali e il contrasto alla vulnerabilità sociale, per quanto ci saremmo aspettati qualche sforzo di più” afferma il Presidente nazionale delle Acli, Roberto Rossini. “Sulle politiche familiari occorre più coraggio. Per le fasce più deboli bene l’ampliamento del bonus a favore di colf e badanti. Sul contrasto alla povertà ci si aspettava un tagliando al reddito di cittadinanza. Il permesso di soggiorno di sei mesi per tutti i lavoratori stranieri irregolari è una misura che accogliamo con favore, ma è una copertura temporanea che sembra considerare più l’utilità economica dei migranti. Ricordiamo infine che abbiamo sempre sostenuto le situazioni di maggior criticità e difficoltà, siamo stati anche riconosciuti nel nostro ruolo, ma ci saremmo aspettati un sostegno più concreto e incisivo, perché nel momento del bisogno il terzo settore ha dimostrato di esserci.

Sul piano del rilancio economico, le risorse messe in campo per lo sgravio dell’Irap e per l’ecobonus finalizzato alle ristrutturazioni insieme allo snellimento delle procedure burocratiche per accedere ai bonus, sono sicuramente importanti e rappresentano un aiuto immediato per i lavoratori e le imprese, ma crediamo che per far ripartire l’Italia sia necessario tracciare le linee per un piano di investimenti, dopo aver individuato quali ambiti oggi ci possano avviare verso un nuovo sviluppo, che abbia come leve la green economy e la formazione professionale. Se non è un’idea di futuro a guidarci, si rischia di perdersi in una serie di misure che possono aiutare ma rischiano anche di aumentare la burocrazia.

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Dalla parte del bene comune.Leonardo Forgnone

Scritto da Manuela Abbate. Postato in Notizie Acli

In una delle case dell’Alpe avvengono ad inizio del 1944 numerosi incontri clandestini tra un comitato sindacale, che raccoglie i rappresentanti degli operai delle fabbriche e responsabili sindacali delle vallate biellesi, e una rappresentanza di industriali

Nel mese di marzo dello stesso anno, un accordo verbale sancisce i rapporti tra imprenditori e maestranze all’interno delle fabbriche. È, per tutti, il Patto della montagna.

L’unicità della realtà biellese, in cui è forte la solidarietà all’interno della comunità a difesa del territorio, aveva fatto confluire allo stesso tavolo le istanze di due parti sociali che condivisero ideologie e bisogni. Di fatto, stipularono un contratto, il contratto del Quadretto formalmente sottoscritto, a Liberazione avvenuta, con una cerimonia solenne.
Prevedeva aumenti salariali e la garanzia del salario anche quando l’attività doveva essere sospesa per ragioni eccezionali; parità di retribuzione tra uomo e donna e una riduzione delle ore di lavoro, che passarono da 48 a 40.

Leonardo Forgnone è stato uno dei  rappresentanti dei lavoratori  che ha partecipato agli incontri che hanno portato a questa intesa in un contesto di occupazione nazi fascista e la racconta in questo filmato della sua vita accessibile su you tube a “Dalla parte del bene comune. Leonardo Forgnone”

Il disegno è la copertina della pubblicazione della CISL Biellese per il 50° del Patto della Montagna

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Coronavirus: un impegno costruire legami e rapporti di solidarietà, di rispetto, di una vera fraternità, don Alberto Boschetto

Scritto da Manuela Abbate. Postato in Notizie Acli

Stiamo vivendo la seconda fase di “coranavirus”, e non sappiamo bene come andrà e quante fasi seguiranno ancora…

Giustamente preghiamo il Signore che liberi noi e tanti atri paesi da questa infezione. Sappiamo però che il Signore interviene normalmente attraverso il cuore e l’azione dei suoi fedeli. Ecco allora l’importanza della preghiera perché comprendiamo ciò che il Signore vuole dirci in questa situazione, cosa vuole che noi operiamo. Quali iniziative e orientamenti dobbiamo prendere per testimoniare la sua presenza tra di noi e il suo amore e questo a partire dalla nostra vita, dalle scelte quotidiane.

Non è detto che si uscirà da questa crisi più forti e più solidali, più democratici, la sofferenza di per se non rende migliori perché può spingere a chiuderci, ci può incattivire. Fondamentale pregare perché il Signore apra i nostri cuori e illumini la mente per offrire una testimonianza evangelica attiva, ed un impegno  costruire legami e rapporti di solidarietà, di rispetto, di una vera fraternità.

Le ACLI con il loro impegno nei servizi di patronato e fiscali alle famiglie e socio-politici  vogliono proprio andare in questa direzione, fare partecipare in pieno alla vita collettiva vivendo i doveri e di diritti necessari per il buon andamento della collettività e collaborare perché lo Stato sia sempre la comunità, dove i diritti e doveri  si allargano fino a coprire le esigenze più importanti perché la vita sia dignitosa e questo per tutti.

Don Alberto Boschetto

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