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Europa: una scelta conveniente per tutti, 27 mazzo ore 21, palazzo Ferrero

Scritto da Sergio Delpiano. Postato in Internazionale

INTERVISTA alla professoressa  Floriana Cerniglia  che interviene il 27.3. a Palazzo Ferrero

Professoressa, da cosa nasce la diffusa sfiducia verso l'Europa ? 

La questione della sfiducia nei confronti dell’Europa si è palesata in maniera netta dopo la crisi economica. I dati di eurobaromentro in questi anni hanno ben fotografato il fenomeno. Ad esempio, guardando quello che si chiama in gergo il “grado di supporto all’euro” dei cittadini europei, un anno dopo l’introduzione dell’euro, l’82 per cento degli italiani era favorevole all’euro. Nello stesso anno il dato medio UE era del 66%. Negli anni della crisi, questa percentuale è scesa: poco più del 50 per cento degli Italiani erano favorevoli all’Euro. Gli ultimi dati registrano una ripresa di fiducia nei confronti dell’Euro, intorno al 63% . Si noti anche che questi ultimi due dati sono grosso modo simili con la media europea. E quindi, nonostante i suoi difetti di costruzione, esiste ancora una maggioranza di cittadini che vogliono l’Euro. Ma cosa ci hanno detto questi dati? Che con la crisi, i cittadini hanno intuito (e giustamente) che le istituzioni europee,

per come sono state disegnate (in particolare dal Trattato di Maastricht in poi) non sono sufficienti a metterci al riparo dalle crisi economiche. In termini molto semplici esiste una moneta unica e una politica monetaria unica, ma la politica fiscale non è unica. E’ in mano agli Stati che devono ubbidire ad un insieme di regole, disegnate nell’ambito di un paradigma economico che si chiama del Nuovo Consenso che assegna un ruolo limitato alle politiche attive degli Stati. Ma questo sistema di regole ha comportato che in caso di crisi, le politiche fiscali anziché essere anticicliche, sono state cicliche, cioè non sono state efficaci per uscire dalla recessione. Detto altrimenti, ancora oggi, nonostante qualche timido passo avanti (ad esempio con la creazione del “Fondo Salva Stati” o Meccanismo Europeo di Stabilità) abbiamo un sistema che non è in grado di gestire l’eventualità di altri shock e crisi economiche. Bisognerebbe creare un bilancio europeo, con una sua capacità fiscale molto significativa in termini di Pil (oggi il bilancio della Ue è meno del tre per cento del Pil aggregato) che sia in grado di finanziare ad esempio gli investimenti ponendo quindi le basi per l’innovazione, la crescita e la stabilità sociale. Ma non c’è solo l’economia, ci potrebbero essere altre crisi, come quella dei migranti, che potrebbe mettere in ginocchio la costruzione europea. Anche in questo ambito, registriamo una sorta di autismo europeo.

Professoressa, cosa manca all'Europa per essere maggiormente efficace nella gestione delle grosse questioni che preoccupano i cittadini dei diversi stati che compongono l'Unione ?

Mi rendo conto che vista l’attuale situazione politica con l’emergere di partiti che chiedono meno Europa e non più Europa, quello che dico può sembrare velleitario e utopistico. Ma ritengo che ci sia soltanto una strada: fare dei passi avanti nel processo di integrazione europea. C’è sempre un tema di fondo che rimane: la questione della sovranità. E cioè chi decide nella UE? Il Trattato di Maastricht promise una “unione di Stati” e “un’Unione di cittadini”. Purtroppo, ad oggi si è materializzata solo un’unione di Stati attraverso il Consiglio Europeo, che, aggiungo, in molte questioni per decidere deve raggiungere l’unanimità. Sicchè in molte questioni non si decide, o le decisioni si raggiungono con molto ritardo. L’unione dei cittadini oggi è un guscio vuoto.

Sono altresì convinta che un’identità comune o un demos europeo, non è un dato di fatto, ma va costruito. E si può costruire ad esempio con una convergenza giuridica su molti temi: sulle leggi tributarie (pensiamo alla questione della web tax o all’armonizzazione fiscale tra tutti gli Stati sui profitti delle imprese), sui diritti sociali etc. Questa convergenza giuridica che può costruire un demos europeo la si può raggiungere se e solo se esisterà un Parlamento europeo eletto dai cittadini con pieno potere di legiferare su questioni importanti che serviranno a costruire un senso di appartenenza di tutti i cittadini ad una “nazione europea”.

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Sergio Delpiano

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